- L’inquietudine di Chantal Michel

L’arte di Chantal Michel è caratterizzata da un’intensa carica emotiva che spinge lo spettatore a riflettere e, a volte, a provare un senso di enorme disagio. Il suo lavoro è definito come sconvolgente, poiché esplora temi complessi e profondi, quali il corpo umano, la vulnerabilità, e la tensione tra il conscio e l’inconscio. Le sue opere, difatti, sembrano sfidare le convenzioni estetiche tradizionali, portando l’osservatore a confrontarsi con elementi di disturbo ed inquietudine, ma allo stesso tempo con un forte potenziale estetico e simbolico. Le sue creazioni spaziano tra fotografia, installazioni, performance ect. e sono segnate da una ricerca attenta sui limiti dell’esperienza umana. Il corpo è visto come oggetto di trasformazione, dolore, o liberazione così nelle sue opere si crea una sorta di dialogo visivo che coinvolge lo spettatore in un’esperienza ambigua e spesso ambivalente. Tutto ciò che ci viene mostrato è volutamente non consolatorio, poiché esamina le ombre dell’esistenza e propone una riflessione sull’umana condizione di fragilità e alienazione.

Michel non si limita a provocare il pubblico solo a livello emotivo, ma anche intellettuale, invitando a una lettura delle sue opere che vada oltre il primo impatto. La sua arte perturbante non è mai gratuita, ma piuttosto costruita come un ponte verso una comprensione più profonda del mondo interiore e delle dinamiche psicologiche ed esistenziali dell’individuo. In particolare, le sue installazioni o sculture spesso disarticolano il corpo umano, presentando figure o elementi corporei che sono parzialmente smembrati, deformati o mescolati con altri materiali. Questo tipo di rappresentazione del corpo umano ha il potere di scatenare una risposta emotiva immediata, ma allo stesso tempo apre il campo a una riflessione sulla percezione, sulla vulnerabilità e sulla morte. Il suo lavoro, perciò, sfida le nozioni di normalità e bellezza, creando un’esperienza di dissociazione e disorientamento. Il pubblico può sentirsi attratto e repulso contemporaneamente, in un conflitto che stimola una riflessione critica su come noi siamo abituati a percepire l’arte e la realtà stessa. l’arte di Chantal Michel, con la sua carica intensa è una forma di resistenza alle aspettative convenzionali, un invito a esplorare le zone oscure e sconosciute dell’esperienza umana, spingendo gli spettatori a confrontarsi con la loro stessa vulnerabilità e a mettere in discussione ciò che considerano normale o accettabile.
- Fuyuko Matsui e l’angoscia del vivere
“Non mi piace l’arte carina e simpatica. L’arte giapponese oggi è così, ma se pensiamo ai secoli passati, come ad esempio al periodo Kamakura, era molto più inquietante e spettrale. Nella mia arte, vorrei ritornare a quel gusto”

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“Chiunque si appresti ad analizzare i lavori dell’artista Matsui Fuyuko deve prepararsi innanzitutto ad affrontare un inquietante viaggio in quei territori che solitamente si cerca di lasciare inesplorati: gli angoli nascosti della psiche umana, le sensazioni negative come il dolore, la paura, l’orrore, tutto ciò da cui, per natura, saremmo portati a distogliere lo sguardo. Il mondo che Matsui presenta agli occhi di chi osserva le sue opere è un mondo scioccante, fatto di sofferenza e muta rabbia, follia rafinatamente impressa su seta. Lo stile kawaii, il Superlat (sūpāfuratto), dominanti nel Giappone contemporaneo, sembrano lontani eoni dallo spazio che i fantasmi e i corpi senza vita, raggelati e smembrati di M. Fuyuko, infestano. Le donne protagoniste dei suoi dipinti, simboli di angoscia e terrore, non tentano di sembrare ingenue fanciulle in attesa del loro cavaliere, né sono corpi ses-sualizzati lasciati alla mercé dello sguardo dell’uomo. Fantasmi, demoni, donne impazzite che squarciano il loro stesso corpo. Le tematiche principali di questa artista sembrano essere dolore, follia, morte. Ma da cosa deriva questa attrazione per il lato oscuro della psiche umana?” (Marta Frasca)

L’arte di Fuyuko Matsui è un viaggio visivo intenso che esplora i temi della fragilità umana, della morte e della trasformazione, ma anche della bellezza effimera e della violenza psicologica. Uno degli aspetti più significativi del lavoro di Matsui è il suo uso di corpi e volti deformati, che rimandano alla tradizione giapponese delle ukiyo-e (le tradizionali xilografie giapponesi) ma che, allo stesso tempo, riflettono il malessere e il conflitto interiore dell’individuo moderno. I suoi volti sono spesso rappresentati in modo iperrealista, ma allo stesso tempo sembrano perdere i tratti umani, diventando quasi fantasmi o fantasmi viventi.Un altro elemento centrale nelle sue opere è la presenza di fiori, piante e simboli naturali, che si mescolano con il corpo umano, a volte coprendolo o invadendolo, creando una sensazione di fusione tra natura e carne. Questi elementi possono essere letti come un riflesso della fragilità della vita, in un continuo gioco di contrasti tra bellezza e distruzione, vita e morte.Nel suo lavoro la donna ne è spesso al centro, ma non è mai idealizzata. Le sue rappresentazioni femminili sono spesso inquietanti e deformate, esprimendo il tormento interiore o la vulnerabilità psicologica. Matsui affronta temi come il dolore e il sacrificio, ma anche la resilienza e la rinascita. La donna nella sua arte non è solo un oggetto di bellezza, ma una figura complessa, spesso segnata da esperienze dolorose.

“Keeping up the Pureness” è una delle opere che meglio incarna la qualità perturbante tipica dell’arte di Fuyuko Matsui, e ciò è dovuto a diversi fattori che mettono in discussione le convenzioni estetiche e psicologiche dell’osservatore. Uesta opera si caratterizza per la deformazione della figura umana, poiché il corpo, pur mantenendo delicatezza, è distorto, ed evoca sensazioni di mutamento, sofferenza e auto-annientamento. L’ambiguità visiva, invece, nasce dal contrasto tra immagini innocenti, come fiori e natura, e temi oscuri, come per l’appunto, il corpo straziato dal dolore, che crea una forte tensione psicologica. La sessualità e la vulnerabilità sono trattate in modo ambiguo, i corpi femminili diventano simboli di lotta interiore e sofferenza. La sovrapposizione di elementi organici e inorganici, come fiori che invadono il corpo suggerisce una riflessione sulla vita, morte e decadenza, con una coesistenza di bellezza e disgusto. Le immagini surreali e inquietanti sfumano i confini tra realtà e immaginazione, creando un senso di disorientamento per lo spettatore. “Keeping up the Pureness” di Fuyuko Matsui gioca con contrasti emotivi forti e con immagini che mettono in discussione le aspettative dello spettatore. L’arte di Matsui invita ad esplorare le zone oscure della psiche umana, creando una tensione tra la bellezza e l’angoscia che turba e affascina allo stesso tempo.
Per approfondimenti :
https://www.academia.edu/36321164/Spettri_di_donne_e_paure_di_uomini_L_arte_di_Matsui_Fuyuko